Spettacoli e Saggi

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Guida alla fruizione per spettatori milanesi

Momento intenso durante un saggio di flamenco

Un momento intenso

Quando andiamo a vedere uno spettacolo o ancor più un saggio, dobbiamo considerare che cosa c’è dietro.

Prima di tutto, ricordiamo che questa danza è enormemente difficile. Fatica, sudore, arrabbiature contro i propri piedi che non ne vogliono sapere di produrre i suoni giusti al momenti giusto, contro i musicisti che si ostinano a non modificare il ritmo per adattarlo ai nostri errori. Tempo, tanto tempo dedicato, sottratto agli impegni, allo studio, alla famiglia… ma anche e soprattutto divertimento, condivisione, gioia di vivere.
Imparare non è uno scherzo!

Ovviamente le capacità dei ballerini sono soggettive e personali. Non viene effettuato un casting!

Le musiche in commercio non sono nate per la danza, e quindi non hanno la struttura che sarebbe corretta per il baile. Occorre la musica dal vivo perché la relazione corpo-suono è fondamentale. E i musicisti non sono macchine e non suoneranno nello stesso modo ogni giorno. Mettersi in gioco sul palco è davvero una sfida coraggiosa.

gruppo che balla flamenco al saggio

L’entusiasmo degli allievi è una vera festa

Per imparare, si deve lavorare sodo, rubando tempo agli impegni quotidiani, ripassando mentalmente i passi in coda al semaforo o ripetendoli di nascosto, piccini piccini, alla fermata dell’autobus: il flamenco è una malattia, che si insinua subdolamente in ogni più recondita piega della nostra giornata. Si prova, si sbaglia, ci si arrabbia, e, proprio quando ci sembra che il passo non verrà mai, ecco che per miracolo si apre una finestra e… voilà, tutto appare chiaro. Finalmente l’accento ritmico, la dinamica del movimento funzionano e ci convinciamo per un attimo che non li sbaglieremo più… ma ecco che il giorno dopo improvvisamente tutto è di nuovo nebuloso…

La collaborazione è fondamentale anche perché nel flamenco la musica è dal vivo e i musicisti non hanno spartito, lavorano sull’improvvisazione, rispondono al momento, al “qui e ora”. Non c’è neanche un direttore d’orchestra! A dirigere il tutto, come nella musica jazz, è l’ascoltarsi, il sentirsi, il rispettarsi, l’aiutarsi, il sottolineare le qualità reciproche.

Il flamenco è come la vita stessa: ogni giorno è differente, non c’è niente di prevedibile al 100%, e una parte del suo fascino è proprio questo: prendersi il rischio!

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