Pedagogia

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Sabina Todaro creatrice della pedagogia del flamenco del Mosaico di Milano

Sabina Todaro creatrice della pedagogia del flamenco del Mosaico di Milano

Il metodo di insegnamento di Sabina Todaro

Le lezioni di baile del Mosaico Danza Asd di Milano sono sostenute da una particolarissima pedagogia che crea un clima sereno e collaborativo che favorisce il piacere dell’apprendimento, e si basano su esercizi ideati da Sabina Todaro, che insegnano ad usare il corpo rispettando i principi dell’anatomia e soprattutto della neurologia, aiutando a sviluppare una danza che sia spontanea e naturale anziché artificiosa e formale. Si favorisce in tal modo l’espressione delle emozioni, curando al tempo stesso la personalità ed i gusti dell’allievo, aiutandolo ad essere se stesso.

Il flamenco non ha una pedagogia tradizionale. Viene imparato solitamente attraverso la ripetizione di sequenze e l’esercizio ritmico. Non si pensa che sia importante che l’allievo capisca, ma più che altro che esegua, e che lo faccia al meglio possibile.

L’ampia libertà di movimento, la forza e tutto il lavoro ritmico tipici del flamenco richiedono un corpo allenato, articolazioni flessibili e una muscolatura pronta. Un lavoro di riallineamento posturale e l’uso di tecniche respiratorie sono imprescindibili nel training, soprattutto qualora ci si ritrovi tutto il resto della settimana, al di fuori delle lezioni, seduti davanti ad una scrivania, cosa che avviene nella maggioranza dei casi. Equilibrio, precisione e fluidità sono qualità che occorre conquistare (e mantenere) giorno per giorno.
Inoltre, mettere in scena il flamenco implica una presenza forte da parte di chi danza. Un lavoro teatrale di sostegno, che aiuti il danzatore a “reggere” il personaggio, è fondamentale e quasi sempre trascurato.
Quando il corpo utilizza i meccanismi naturali del movimento, l’apprendimento è più rapido ed efficace, si acquisisce una postura radicalmente migliore, evitando l’insorgenza  di dolori: ascoltare anziché controllare.
Seguendo un lavoro posturale e dinamico rispettoso di Madre Natura l’allievo impara per prima cosa a non diventare la copia dell’insegnante, potendo così ricercare il proprio stile personale in linea con la tradizione, con la presenza nel corpo e nel movimento: al saggio di fine anno si può verificare quanto ogni danzatore si muova in maniera personale, differente dagli altri, come i colori di un arcobaleno.
Lavorando sul Flamenco, ma in generale su qualunque forma di espressione artistica non si può prescindere dall’essere autentici. Che cosa significa? Essere fedeli a noi stessi, non mettersi maschere che possano falsificare la nostra essenza, che possano nasconderci. Spesso quando si tratta di arte ci si nasconde dietro una maschera efficace quanto subdola proprio perché necessariamente accettata come strumento: la tecnica.
E’ chiaro che senza la tecnica risulta difficile approcciare una forma d’arte specifica, ma la tecnica deve essere un punto di partenza, non certamente un punto d’arrivo!

Se il prodotto artistico segue tutti i canoni della tecnica ma non porta con sé contenuti umani non comunica nulla, e quindi rimane ciò che è: tecnica. Anteporre la tecnica all’arte significa
spersonalizzare il prodotto, farlo diventare catena di montaggio. Se intendiamo ballare o suonare Flamenco, la nostra forma d’arte muore prima di nascere se pensiamo di presentare in primo luogo la tecnica.

Le lezioni sono sostenute dalla collaborazione con i musicisti, che portano la loro esperienza artistica al servizio degli allievi intervenendo attivamente nelle spiegazioni:
– Francesco Perrotta alle percussioni, per il lavoro sullo sblocco delle emozioni e sull’affrontare il ritmo nella spontaneità e nel gioco.
– Antonio Porro alla chitarra, con preziosi consigli e consulenze teoriche musicali che rendono più accessibile la comprensione dell’apparato ritmico e melodico del flamenco. Gli allievi vengono condotti a far pace con il ritmo, anche quando sembra che non ci sia più nulla da fare e che sia ormai guerra aperta!

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